"Ho l'ansia" — quante volte l'ho detto senza sapere cosa significasse davvero

"Che ansia." Quante volte l'ho detto anch'io, leggermente, come si dice "che caldo" o "che stanchezza". Una parola buttata lì, senza peso.

Poi l'ansia è arrivata davvero. E descriverla è impossibile.

Quando arriva, il mondo si spezza

Quando ho l'ansia e qualcuno mi parla, non riesco a seguire. Le parole arrivano ma non entrano. È come se la mia capacità di capire svanisse all'improvviso — la testa gira, confusa, come se fossi ubriaca.

Poi arrivano i sintomi fisici: il braccio, le gambe. All'inizio sentivo la lingua strana, quasi addormentata. È stato l'inizio di mesi terribili, giorni in cui non vedevo uscita, solo stanchezza e ansia, ansia e stanchezza.

Quello che mi ha aiutata (sul serio)

I giorni che passavano. Può sembrare poco, ma non lo è.

Ogni giorno che passava, nonostante i sintomi, ero ancora qui. Viva. E piano piano questo mi ha insegnato una cosa fondamentale: l'ansia non mi stava uccidendo. Non mi succedeva nulla di irreversibile.

Questo non ha fatto sparire l'ansia — ma ha smesso di alimentarla. Non degenerava più in panico. E per me era già un passo enorme.

Cosa funzionava, cosa no

Parlare, sì — ma all'aperto, mentre camminavo. In casa no. Quando ero in quei momenti, lo spazio chiuso mi soffocava, il contatto fisico mi bloccava. Avevo bisogno di aria, movimento, orizzonte.

Ho provato la respirazione. Le prime volte avevo paura di svenire — ma piano piano funzionava davvero.

Ho provato a contare al contrario: 100, 98, 96, 94... La mente si aggrappa ai numeri e lascia andare il panico.

Oggi

L'ansia c'è ancora. Ieri, scendendo, ho sentito l'afa — e qualcosa si è agitato dentro. La mancanza d'aria, il caldo. Noi ansiosi lo sappiamo: il caldo non aiuta.

Ma ho continuato a camminare. A volte mi sedevo. Poi mi rialzavo. E alla fine ho fatto quello per cui ero uscita.

Non è la guarigione totale. È qualcosa di meglio: è imparare a convivere, a non alimentare il fuoco, a rialzarsi.

Conclusione

Se anche tu ti ritrovi in queste parole — nella lingua strana, nella testa che gira, nelle gambe che cedono — sappi che non sei sola. E che i giorni che passano, uno dopo l'altro, contano più di quanto pensi.

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